Recensione: “Life”, Paolo Di Menna

Buongiorno lettori, oggi ritorno con una nuova recensione per parlarvi di un libro un po’ diverso dal genere che leggo di solito. “Life” è una raccolta di poesie in cui l’autore, Paolo Di Menna, descrive tutti i sentimenti e stati d’animo propri della natura umana e scaturenti dalle continue avventure che essa ci pone.

COSA NE PENSO

Durante la lettura delle poesie di Life non ho potuto fare a meno di sentirmi quasi un’intrusa in quanto mi sembrava di leggere non semplici poesie, ma il diario segreto di un ragazzo che nella propria vita ne ha affrontate davvero tante; se è vero che ogni opera artistica contiene pezzi di anima del suo creatore, Life non è da meno. Life è un libro molto PROFONDO; in esso vi è la celebrazione dei sentimenti che siano essi positivi o negativi non ha importanza, vengono soppesati allo stesso modo: con passione. Sofferenza, amore, negazione, odio, tristezza, felicità… prima o poi tutti li provano, ma l’autore ha la capacità, attraverso le sue poesie, di non renderli banali perché riesce a darci una rapida visione anche del contesto in cui questi stati d’animo sono nati. Attraverso la lettura di questo libro ho colto parecchie informazioni su quelli che sono stati periodi di vita particolari e intensi per Di Menna, e questo ha fatto sì che io apprezzassi ancor di più il suo lavoro.

Chi mi conosce, sa che odio sottolineare i libri che possiedo e non lo faccio mai, invece con LIFE non ho potuto fare a meno di prendere una matita e segnare le poesie che più mi hanno colpita. Fidatevi se vi confesso che sono tante.

Tra le mie poesie preferite abbiamo: Dream are mine, Freedom per tutti, Non c’è posto, Sana indispensabile pazzia, Me, myself and I …. e molte altre!

Perché vi consiglio di leggere questo libro? Leggetelo perché come ogni libro che si rispetti ci sarà sempre qualcosa che descriverà anche voi stessi. Nelle poesie di Paolo Di Menna, da lettrice, ho trovato anche pensieri miei; ho trovato intere poesie o piccoli versi che sembravano scritti apposta per me e da me. Custodirò questo libro come un qualcosa di raro, perché non è solo una raccolta di poesie, è un diario dell’autore ma è anche un po’ mio.

Di solito non lo faccio, ma oggi vi allego il link per acquistare Life (se lo faccio è perché ne vale la pena) https://www.amazon.it/Life-Paolo-Menna-ebook/dp/B08B1LM4XW/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&dchild=1&keywords=life+paolo+di+menna&qid=1593250678&sr=8-1

Spero di avervi fatto venire voglia di leggere questo bellissimo libro. Alla prossima!

Recensione film: “Ritorno al bosco dei 100 acri”

Buon pomeriggio readers! Qualche sera fa su Disney plus ho visto per la prima volta il film “Ritorno al bosco dei cento acri” uscito in tutte le sale nel 2018, diretto da Marc Forster e interpretato da Ewan McGregor, Hayley Atwell e Mark Gatiss. Ricordo che quando uscì per la prima volta al cinema volevo vederlo a tutti i costi, ma o per un motivo o per un altro ho rimandato e mai più visto.

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Christopher Robin è ormai cresciuto; è divenuto un uomo e come tale ha vissuto vari eventi che vuoi o non vuoi hanno modificato la sua vita, la sua mente; ha dimenticato i suoi amici di un tempo. Christopher diventa il classico uomo troppo mirato sul lavoro, poco concentrato sulla moglie e la figlia. Egli non lavora per vivere, ma vive per il lavoro e lo fa talmente tanto da pensare che anche sua figlia (una piccola di 11/12 anni) sia come lui, quindi, molto dedita allo studio e poco ai divertimenti perché le piace studiare, senza comprendere che in realtà la piccola cerca solo la sua stima e un pizzico del suo tempo, cosa che ormai, sembra esserci solo per il lavoro. Un giorno tutto cambia… Quelli che erano solo amici dimenticati tornano a bussare alla porta di Christopher stravolgendo tutti i suoi piani.

COSA NE PENSO

Se avete letto bene l’intro di questo articolo, avrete capito che nel 2018 ero gasatissima per l’uscita di questo film. Avevo grandi aspettative, essendo della disney poi, ancor di più. Purtroppo guardandolo pochi giorni fa, mi sono ricreduta. Quello che sembrava un film fantastico, colpa anche di come vengono montati a meraviglia i trailers (lasciatemelo dire), si è rivelato una noia mortale. Perchè? Vi chiederete. “Il bosco dei 100 acri” non fa altro che proporre una trama vista e rivista, ora vi spiego perché: abbiamo un padre che non ha tempo per la famiglia, lavora sempre e anche quando sta con essa pensa al lavoro; succede qualcosa (metteteci un qualsiasi evento); il padre capisce l’errore e tutti vissero felici e contenti. Scommetto che nelle vostre teste si è appena materializzato il ricordo di qualche altro film già stravisto. Cosa cambia? Niente, tranne per il fatto che qui abbiamo Winnie Pooh e compagnia bella.

IL MIO VOTO

Purtroppo gli do solo un 5 su 10. L’unica cosa che ho apprezzato sono gli effetti speciali con la quale sono stati fatti Winnie e i suoi amici in quanto sembravano dei pupazzi (quasi) veri!

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La recensione finisce qui. Spero che in qualche modo vi sia utile, vi abbia fatto incuriosire sul film (se ancora non lo avete visto) o quanto meno vi abbia tenuto compagnia. Alla prossima!!

Il farmacista del ghetto di Cracovia, Tadeusz Pankiewicz

Buon pomeriggio lettori! Oggi voglio parlarvi di un libro che ho letto in versione digitale sull’app Kindle  “Il farmacista del ghetto di Cracovia” di T. Pankiewicz. Innanzitutto bisogna precisare, per chi non lo sapesse, che questo libro è una memoria dello stesso Pankiewicz, un cittadino polacco, il quale all’epoca dei fatti narrati era farmacista; si tratta, quindi, di una storia vera. Nel luogo in cui si trova la sua farmacia, piazza Zgody, viene istituito un ghetto per ebrei, ma Pankiewicz, decide di non abbandonare la sua attività e fa richiesta di poter rimanere nel ghetto, nonostante fosse polacco, e continuare così ad esercitare la sua professione.

 In questo libro ci narra di tutto e di più. La sua è una scrittura tanto scorrevole quanto cruda, ma è cruda solo perché tali sono state le cattiverie inflitte a migliaia e migliaia di ebrei durante la deportazione e lo sterminio. Nel raccontare quanto avviene nel ghetto, Tadeusz non ha veli. Racconta di come venivano maltrattati gli ebrei, di come venivano illusi di poter ritornare ad avere una vita normale, di come venivano spesso uccisi nel ghetto stesso; fino allo sfollamento ultimo e decisivo dove anche l’ultimo ebreo veniva deportato nei campi di sterminio con la promessa di lavorare e vivere per poi, invece, morire. 

Se dovessi raccontarvi per filo e per segno quanto avvenne nel ghetto di Cracovia, questa “recensione” (in questo caso non mi sento di definirla tale) non avrebbe fine. Per cui vi consiglio caldamente di LEGGERE questo libro. ATTENZIONE perché non vi assicuro che non piangerete; sono descritte tante di quelle scene abominevoli da quasi dubitare che l’uomo sia capace di certe atrocità (ma come ben sappiamo purtroppo lo è). Tadeusz Pankiewicz non è stato un semplice farmacista; non ha salvato vite solo con la vendita dei suoi farmaci; egli è stato un amico per molti e ha portato in salvo tanti come poteva.

CURIOSITÁ: Tre sono state le edizioni polacche de “Il farmacista del ghetto di Cracovia”. La prima, del 1947, era stata tagliata dalla censura; la seconda, del 1982, presentava una versione già più completa; questa terza riprende la seconda. Pankiewicz ha dedicato il libro alle sue tre collaboratrici che venivano chiamate “le tre farmaciste della farmacia del ghetto”.

Citazioni che lasciano il segno:

-“È così: quei tedeschi non tollerevano di non sentire lamenti, gemiti, pianti di disperazione nel ghetto di Cracovia. Mi sembra che questo fosse ciò che più li irritava. Il silenzio di una vittima li faceva impazzire”.

“In quelle condizioni, quando si erano persi i propri cari e si restava soli, le ferite, anche le più dolorose, con il passare del tempo cominciavano a cicatrizzarsi. E chi, ancora poco prima, si lamentava dicendo che non avrebbe mai più fondato una famiglia, che non si sarebbe mai più legato a qualcuno per il resto della sua vita, dopo la guerra cambiò parere e prese a cercare un partner con cui stringere un nuovo vincolo matrimoniale. La vita è più forte di qualsiasi risoluzione”. 

Spero che leggiate questo libro.

Recensione: Figlia del silenzio (Kim Edwards)

Salve a tutti lettori! Torno con la recensione de “Figlia del silenzio” di Kim Edwards, già da me “mini recensita” sul mio profilo Instagram. Partiamo subito con la trama.

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Lexington, 1964. Sulla città infuria una tempesta di neve. E notte quando Norah Henry avverte le prime doglie: è impossibile raggiungere l’ospedale e suo marito David decide di far nascere il bambino con l’aiuto di Caroline, la sua infermiera. Norah partorisce due gemelli: il maschio, nato per primo, è perfettamente sano, ma i tratti del viso della bambina rivelano immediatamente la sindrome di Down. Travolto dalla disperazione, David affida la piccola a Caroline, ordinandole di rinchiuderla in un istituto. A Norah, sedata dall’anestesia durante il parto, dice che la bambina è morta. Ma Caroline non può abbandonare la piccola Phoebe. Con un coraggio che non credeva di avere, fugge in un’altra città, determinata a prendersi cura della bambina e a conservare un segreto che solo lei e David conoscono. Un segreto che nel tempo si farà sempre più insopportabile e, come una piovra, allungherà i suoi tentacoli sulla vita di David e della sua famiglia: lui, ossessionato dal senso di colpa, ma incapace di affrontare la realtà, Norah, inconsolabile per la figlia che crede morta, e Paul, il fratellino di Phoebe, che cresce in una casa piena di dolore. Intanto Caroline vivrà con gioia l’inaspettata maternità ma dovrà affrontare anche molte difficoltà: Phoebe è vivace e sensibile ma i suoi problemi e i pregiudizi che la circondano costringeranno Caroline a combattere una dura battaglia contro il mondo. Fino al giorno in cui i destini delle due famiglie torneranno a incrociarsi.  

COSA NE PENSO

“Figlia del silenzio” è stata sicuramente una piacevole lettura, ma non di più. Leggendo la trama mi aspettavo una storia concentrata maggiormente sul personaggio di Phoebe, la gemella che, appunto, nasce affetta dalla sindrome di Down; così non è. Nonostante nel romanzo vengano ad alternarsi la storia di Caroline e Phoebe da un lato e quella della famiglia Henry dall’altro, si può notare una prevalenza sulla trattazione di questi ultimi a discapito delle prime. L’autrice si concentra molto sugli stati d’animo di David (che abbandona sua figlia e mente spudoratamente alla moglie), di Norah (depressa perchè convinta dal marito sulla morte della figlia) e di Paul (che convivendo con due genitori  ormai distrutti dal dolore e da un pessimo rapporto matrimoniale, si sente frustrato e poco amato) quasi dimenticandosi di approfondire un pò di più sulla vita di Phoebe. Nel complesso è una storia molto travagliata. Ogni personaggio si ritrova a combattere con i propri demoni interiori e questo li porta spesso a chiudersi in se stessi. In “Figlia del silenzio” ho notato un problema di fondo che spesso attanaglia alcune famiglie o relazioni in generale ed è la mancanza di dialogo. Se Norah, David e Paul avessero affrontato, con un dialogo aperto, i propri sentimenti e le proprie paure, la storia avrebbe assunto un corso diverso. Al contrario Caroline (colei se si prende cura di Phoebe) cerca consiglio e confronto con chi la circonda e infatti riesce ad affrontare al meglio le sue peripezie.

IL MIO VOTO

Come ho detto è stata un lettura piacevole e niente più. Nonostante sia trattato un tema importante, come ho già detto, sembra quasi non essere il tema centrale della storia (o almeno è questo che ho provato durante la lettura); il mio voto è un 6 su 10.

Ora chiedo a voi. Avete letto questo libro? Se la risposta è sì, mi piacerebbe avere un confronto, quindi non abbiate paura e commentate pure sotto questo articolo. Questo è tutto; alla prossima!

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Recensione: Il Romanzo di Ramses (C. Jacq)

Salve a tutti readers e benvenuti in una nuova recensione. Oggi vi parlerò della saga di Ramses scritta da C. Jacq. In questa saga, composta da ben cinque volumi, Jacq ci narra l’intera vita del più grande Faraone di tutti i tempi: Ramses II, conosciuto anche come: “Figlio della luce” o “Ramses Il Grande”.

Ramses_II Curiosità storiche: Ramses II visse fino alla veneranda età di 91 anni circa. Il suo regno fu di ben 67 anni ed è proprio durante questo periodo che l’Egitto conobbe il suo massimo splendore. Ramses II ebbe quattro mogli, ma rimase per sempre fedele solo alla prima sposa reale: Nerfertari. E’ ad essa, infatti, che dedicò un tempio ad Abu Simbel.

 

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Cosa penso della saga

Come ho detto la saga si compone di cinque volumi e in ordine cronologico abbiamo: “Il figlio della luce”, “La dimora millenaria”, “La battaglia di Qadesh”, “La regina di Abu Simbel”, “L’ultimo nemico”. Sin dal primo volume ho amato la penna di Jacq. L’autore è molto preciso nel narrare gli eventi storici, ma non risulta mai noioso, infatti è stato in grado di mixare storia e leggenda in modo tale da acculturare e affascinare contemporaneamente il lettore. Trattandosi di un romanzo abbiamo molti dialoghi; questi ultimi non risultano mai seccanti, anzi, molti intrighi e vicende avvenute nella corte del Faraone vengono spiegate e narrate proprio attraverso essi. In ogni volume viviamo una tappa diversa della vita di Ramses II e delle sue imprese, ma non solo: troviamo infatti delle bellissime descrizioni del paesaggio Egizio. Dal deserto, al Nilo, alla Valle dei Re, Tebe, Karnak, Pi-Ramses e tanti altri luoghi, il lettore viene trasportato con tanta facilità in essi che sembra quasi di poter sentire sulla pelle la dolce brezza sulle rive del Nilo o il caldo sole del deserto. In poche parole, Jacq riesce quasi a farci percepire la vita nell’antico Egitto. Una qualità, che secondo me, non è di molti autori.

Perché mi sento di consigliare questo autore? Oltre i motivi già elencati, tengo a precisare che Jacq scrive solo ed esclusivamente sull’antico Egitto, è quindi preparatissimo (secondo il mio umile parere) su questo argomento. Rileggerò Jacq? Sì! ho già un altro suo libro che leggerò a breve.

Il mio voto: 10 su 10. Questa saga mi ha davvero rapita, tant’è che mi è dispiaciuto finirla. Per fortuna i libri si possono rileggere quante volte vogliamo.

Questo è tutto. Spero che la recensione vi sia piaciuta o almeno vi abbia fatto venir voglia di leggere questa saga o qualche altro libro di Jacq, soprattutto se amate questo periodo storico, proprio come me.

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La bella e la bestia! (Riflessioni in quarantena)

Buongiorno readers! Oggi articolo un pò diverso dalla solita recensione; vi parlerò, infatti, della mia principessa Disney preferita e del perché sono tanto affezionata a lei. Non vi nascondo che da piccola ero affascinata dal personaggio di Belle non per le sue “doti”, ma dalla storia d’amore in sé (dal principe Adam bellissimo) e che come ogni bimba che si rispetti ho sognato anche io. Crescendo poi, alla magica età di 26 anni, mi trovo a riflettere piuttosto (grazie alla quarantena e all’abbonamento a Disney plus) sul personaggio di Belle, cogliendo molte cose in comune tra me e lei. Arriviamo al sodo.

dfaa19ee3fe35bd0fe4ba4ef6084eb9c1)  Belle è una giovane contadina che vive col papà un pò anzianotto, tenero e pasticcione inventore; la sua è una vita semplice, ma comunque piena di stimoli. La parte della personalità che (ovviamente) preferisco di  di questa principessa  è la sua passione per la lettura. Belle ama leggere, leggere e rileggere; è una vera intellettuale! Passerebbe l’intera vita a farlo (lo si capisce dalla sua gioia nel ricevere in regalo dal principe l’intera biblioteca del castello). Questa sua passione la porta ad essere INDIPENDENTE! E già. Belle non si accontenta facilmente (non si accontenta di Gastone) e questo perché forse, attraverso le sue letture, ha imparato a conoscere se stessa e a sapere quello che vuole. Belle è decisa. Ha piena coscienza di sé e dei suoi desideri; insomma: ragiona con la sua testa.

 

 

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2) Come ogni ragazza che si rispetti, la nostra protagonista è  una sognatrice e una romanticona: “Io voglio vivere di avventure e lo vorrei sempre di più, ma non c’è nessuno ahimè, che capisca il perché….Questo è quello che vorrei per me!” 

 

 

 

original3)  Ultima caratteristica ( e non per importanza) che mi fa amare questa principessa è che alla fine del cartone è proprio lei, con il suo coraggio, a salvare il principe e non l’inverso. Certo, ora mi direte che non è la sola principessa Disney ad essere un’eroina (c’è per esempio Mulan o Pocahontas), ma cosa volete? In Belle ci sono tutte le caratteristiche perfette di una donna: coraggiosa, intelligente, intraprendente ed indipendente; poi vabbè, da brava lettrice sono anche un pò di parte, vista la passione per i libri di Belle. In poche parole perchè mi piace Belle? Semplice. Non è la solita principessa super delicata che aspetta il principe,  che canta con gli usignoli e basta. Lei canta con le pecore in una piazza con un libro in mano e incurante del giudizio altrui; manda a fanculo (perdonate il termine) Gastone,  continua a leggere e a farsi gli affari suoi, ma se c’è da agire chiude il libro e parte!!  L’adoro.

Comunque, eccoci giunti alla fine della mia “riflessione da quarantena” sulla principessa Belle. E voi cosa ne pensate? Sarei curiosa di scoprire qual è la vostra principessa Disney preferita e perché, quindi se vi va, lasciate un commento! Come sempre vi lascio il mio instagram dove sono sempre attiva @unamoredilibro_

Alla prossima!!

Recensione: “The Outsider” di Stephen King.

Salve a tutti readers! Dopo tanto tempo di assenza, torno con una nuova recensione e torno a parlarvi di un altro libro del “Re”. Partiamo subito con la trama.

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La sera del 10 luglio, davanti al poliziotto che lo interroga, il signor Ritz è visibilmente scosso. Poche ore prima, nel piccolo parco della sua città, Flint City, mentre portava a spasso il cane, si è imbattuto nel cadavere martoriato di un bambino di undici anni. A Flint City ci si conosce tutti e certe cose sono semplicemente impensabili, così la testimonianza del signor Ritz è solo la prima di molte che la polizia raccoglie in pochissimo tempo, perché non si può lasciare libero il mostro che ha commesso un delitto tanto orribile.  Le indagini scivolano rapidamente verso un uomo e uno solo: Terry Maitland. Testimoni oculari, impronte digitali, gruppo sanguigno, persino il DNA puntano su Terry, il più insospettabile dei cittadini, il gentile professore di inglese, allenatore di baseball, marito e padre esemplare e proprio per questo il detective Ralph Anderson decide di sottoporlo alla gogna pubblica. Il suo arresto spettacolare, allo stadio durante la partita e davanti a tutti, fa notizia; il caso sembra risolto. Solo che Terry Maitland, il 10 luglio, non era in città e il suo alibi è inoppugnabile: testimoni oculari, impronte, tutto dimostra che il brav’uomo non può essere l’assassino. Per stabilire quale versione della storia sia quella vera non può bastare la ragione, perché il male ha molte facce e King le conosce tutte.

COSA NE PENSO

Il libro, composto da 529 pagine, si legge con un’ottima velocità e questo sia grazie al modo di scrivere molto fluido di King sia all’assenza di lunghe descrizioni (che invece caratterizzano quasi tutti i libri del Re che ho letto sino ad ora) e presenza di moltissimi dialoghi. Proprio queste ultime caratteristiche mi fanno dubitare sulla paternità di questo libro; mancano infatti le descrizioni dei personaggi principali. In tutti i libri di King che ho letto viene messa a nudo la “natura” se non di tutti i personaggi (come in It ad esempio dove si sa vita, morte e miracoli di tutti loro), almeno di quelli centrali. In questo libro non è così. Al suo interno so chi è Ralph Anderson, so chi è Howie Gold, so chi è Terry Maitland ma non so effettivamente che personalità si cela dietro il detective, l’avvocato o il presunto assassino. Quindi manca proprio la panoramica psicologica dei personaggi che invece spesso King riporta nelle sue storie.

La storia  parte come un giallo: ci sono quindi indagini e interrogatori che spingono il lettore ad una voglia crescente nel voler scoprire chi sia l’assassino; per poi inserire la componente paranormale.

Il mio voto: Questa volta il mio voto è 6 su 10. Avrei voluto valutarlo meglio, ma l’assenza di una descrizione più approfondita sulla psiche dei personaggi (anche se mi rendo conto che questo avrebbe comportato la scrittura di un libro di 800 pagine invece che 529) mi ha lasciata un pizzichino insoddisfatta. Per il resto è un ottimo libro con la quale passare piacevoli giornate.

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Recensione: “Storia proibita di una geisha” di Mineko Iwasaki

Buongiorno readers, ho da pochi giorni terminato la lettura di “Storia proibita di una geisha” di Mineko Iwasaki, la geisha che tramite il racconto della sua vita ha ispirato Golden, autore del celebre romanzo (da me già recensito in questo blog) “Memorie di una geisha”.

Di solito, in questo angolino dell’articolo, riporto sempre la trama, ma in questo caso non c’è una trama da scrivere proprio perché il libro in questione non è nient’altro che il racconto dell’intera vita da geisha di Mineko. Si tratta, quindi, di memorie. Sottolineo <<vita da geisha>> perché le memorie in questione iniziano narrando come la piccola Masako (nome originale prima della sua nomina come maiko) entra a far parte dell’ochiya Iwasaki fino al momento in cui, alla giovane età di 29 anni, decide di abbandonare la sua professione.

Mineko scrive il suo libro con l’aiuto fondamentale di Rande Brown per la traduzione in inglese; la lettura risulta molto scorrevole. A differenza di “Memoria di una geisha”, questo libro contiene moltissime informazioni sul sistema di Gion Kobu ( il quartiere di Geishe più famoso in Giappone), informazioni che ci fanno comprendere l’effettiva complessità del lavoro della geisha fatto di studi faticosi ed etichette comportamentali che devono essere obbligatoriamente rispettate da quest’ultima. Nel retro del libro troviamo un glossarietto con il significato di tutti i termini giapponesi che incontreremo durante la lettura, per cui, non temete se ne dimenticate qualcuno. Per concludere, posso affermare che se con “Memorie di una geisha” di Golden è nata in me una certa curiosità per questo mondo a me prima sconosciuto, ora sono davvero curiosa di leggere altri libri sulla cultura Giapponese (anche non riguardante le geishe, tema che ho già approfondito a sufficienza). Quindi se avete dei suggerimenti sono ben accetti (lasciate quindi un commento sotto quest’articolo!).

Il mio voto: Non per la storia, in quanto si tratta di memorie di una vita vera, ma per la semplicità con cui è narrata e per le tante nozioni presenti, il mio voto per questo libro è un 7 e mezzo su 10.

Con questo vi saluto! Alla prossima recensione!

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Recensione: IT, S. King

Buon pomeriggio readers, eccomi ritornata dopo ben 5 mesi di assenza dovuti dalla lunga e impegnativa lettura di IT. Devo ammettere che questo tempo così lungo impiegato per terminare il libro non è dovuto alla lettura in sé, quanto ad alcuni impegni sul fronte Università in quanto, finalmente, mi sono laureata! Ma bando alle ciance e parliamo del libro. Come risaputo, IT, è un mattonazzo di ben 1200 pagine.

Cosa ne penso? Non è un caso che IT sia un “classico”; all’interno del libro si coglie l’intera genialità di S. King. Tutti i personaggi citati nella storia (quindi non solo i protagonisti) sono ampiamente descritti. In questo libro, infatti, ciò che non manca sono proprio le descrizioni e se da un lato è positivo perché permettono al lettore di percepire ogni cosa e di immedesimarsi in ogni luogo e situazione, dall’altro lato per me è stata una nota dolente poiché rende il tutto veramente troppo prolisso. Credo infatti che se di 1200 pagine ne fossero state 800, eliminando tutto il superfluo (che credetemi è davvero troppo. Ad es. sono raccontate storie anche di altri personaggi non secondari ma terziari alla storia della quale si può benissimo fare a meno) avrei apprezzato il libro molto molto di più. ATTENZIONE!! Con questa critica che ho mosso più volte anche su IG, non voglio dire che non mi sia piaciuto, anzi.

In IT il lettore, che sia esso adolescente o già adulto, sarà portato a:

  1. Riscontrarsi con una realtà particolare che è quella del vivere a scuola, avere o non avere degli amici, il bullismo (tematica centrale del libro), problemi con in genitori ecc…
  2. Riscontrarsi con la realtà dell’adulto ed in questo caso particolare, alla fine del libro, notiamo una certa nostalgia dell’infanzia/adolescenza da parte dei nostri protagonisti ormai cresciuti.

Durante la lettura, ma a passi lenti, l’autore ci pone davanti tutto l’Universo di IT e vale a dire: cos’è, da dove viene, perché assume forme di volta in volta diverse. In poche parole si viene a conoscenza di un universo nuovo che definirei il multiverso di King (che preciso essere a dir poco fantastico!). Quindi, cari amici, se all’inizio vi scoraggiano le descrizioni eccessive o il non capire cos’è effettivamente IT e cosa vuole, non temete perché il libro ha tutte le risposte. Bisogna solo leggerlo!

CHE VOTO GLI DO? Putroppo, nonostante nel complesso abbia amato questo libro, le parti eccessive mi hanno dato del filo da torcere durante la lettura, per questo motivo il mio voto è 7 su 10.

P.S. Durante la lettura, quando IT fa le sue comparse, troviamo delle scene davvero schifose, ma quelle mi sono piaciute parecchio. In confronto, il nuovo film è un cartone animato per bimbi! Se quindi siete fan del genere e di King vi consiglio di leggerlo, ma se non avete mai letto niente di questo autore come sempre vi consiglio di partire da Shining (che rimane il mio preferito in assoluto) o Pet Sematary.

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Recensione: Dolores Claiborne di S. King

Buongiorno lettori! Ritorno a parlarvi dell’ultimo libro di King che ho letto: Dolores Claiborne. Partiamo subito con la trama.

TRAMA: Dolores Claiborne (oltre ad essere il titolo del libro) è il nome della protagonista di questo romanzo. Dolores è una donna sulla sessantina che, dopo 30 anni di servizio come domestica presso Vera Donovan, si ritrova interrogata dalla polizia del luogo dopo la morte di quest’ultima in circostanze poco chiare. La protagonista, però, non si limiterà a raccontare gli ultimi istanti di vita di Vera, ma decide di fornire altri informazioni sul suo passato, ritornando a quando era una giovane trentenne.  img_20190716_1040443396110412542961621.jpg

COSA NE PENSO?

Innanzitutto, è importante precisare che non si tratta di un horror e quindi non vi è nulla di paranormale, eccenzion fatta per un piccolo collegamento tra questo libro e la storia narrata in “Il gioco di Gerald” che solo i più attenti (una volta letti entrambi i libri) noteranno. King attraverso la narrazione di questa storia ambientata intorno gli anni 50, mette in risalto la figura della donna in quegli anni, dove la mentalità ancora ristretta, favoriva la visione di quest’ultima come una proprietà del marito. La storia che andremo a leggere non è nient’altro che l’interrogatorio alla quale Dolores è sottoposta dopo la morte di Vera. E’ una narrazione fluida, senza le solite descrizione alla quale a volte King non sa resistere. Questo è il primo punto a favore del libro. Secondo punto a favore è la presenza di particolari che ci permettono di avere sia una conoscenza dei personaggi che la compongono, sia del luogo e del tempo in cui si svolge la storia. Oltre alla figura della donna maltrattata dal marito, emerge un particolare  presente in quasi tutti i libri di King che ho letto sino ad ora: il rapporto conflittuale tra padre e figlio/a. La scrittura è sempre scorrevole, ma colorita. La presenza di numerose parolacce non sono poste a caso; servono a delineare il personaggio di una donna forte quale è Dolores. Chi ha ucciso Vera? Se credete di avere dall’autore qualche indizio durante la durata della lettura vi sbagliate! Leggetelo tutto d’un fiato e non ve ne pentirete.

CHE VOTO GLI DO? Il mio voto è 6 e mezzo. Non do di più perché anche questo come Carrie è un bel libro, ma non è il meglio di King. Inoltre la storia ha uno sviluppo un pò lento per le prime 100 pagine, per poi svilupparsi tutto insieme successivamente. E’ un libro che consiglio a chi non ha letto mai King e vorrebbe iniziare con qualcosa di poco impegnativo.

La recensione finisce qui. Spero di avervi fatto venir voglia di leggere questo libro o quanto meno avervi dato un’idea generale sulla lettura. Vi ricordo di seguirmi su Instagram dove sono molto più attiva con gli aggiornamenti di lettura.

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